 | |  |  |  |  | La "Gerusalemme" di San Vivaldo |  |
| Il sacro monte: le cappelle (1) |
La chiesa dello Spasimo (11) con portico su colonne in pietra e capitelli tuscanici è frutto di una progressiva "espansione" legata al culto mariano e va ad incorniciare l'originale splendido drappo della Vergine dello Spasimo, già nel 6OO centro di grande devozione per grazie ricevute; la chiesa ha un impianto che corrisponde a tale periodo; diversi i restauri documentati. Ai piedi della scarpata della collina è la CAPPELLA DELLE PIE DONNE (12) e proseguendo a metà della scala (1687; il suo titolo "scala santa" è recente, per completare una devozione che invece riguardava la scala del Pretorio di Pilato, presente in Roma al Laterano e quivi trasportata da Gerusalemme) è la CASA DELLA VERONICA (13), altro omaggio ad un episodio apocrifo di grande presa popolare. A Gerusalemme era indicata essere vicina al sepolcro, come qui, ma non era, come altri luoghi, accessibile ai cristiani.
Giungiamo al complesso di quei luoghi che a Gerusalemme sono inglobati nella basilica del S. Sepolcro e a S. Vivaldo invece sono ben distinti pur rispettando la loro posizione. Qui è, rialzata da terra, la cappella del Calvario (14); quadrata con due arcate in cotto su pilastri d'angolo di tipo tuscanico prospicienti allo spiazzo (probabilmente un tempo aperte per poter vedere la crocifissione dall'esterno). Nel basamento é riprodotto anche lo squarcio del terremoto che si verificò alla morte di Cristo. All'interno un ampia parete affrescata a cui si addossano le croci, un tempo leggermente più avanti: il pathos è al massimo; da una edicoletta in basso dove "Stabat Mater" ci si può accostare alla tragica disperazione del gruppo delle donne con S. Giovanni. Sotto il calvario nel luogo dove era piantata la croce (l'ombelicus mundi) è forse anche qui a S. Vivaldo la TOMBA D'ADAMO affinchè la redenzione, battezzando col sangue il fautore del peccato originale, raggiunga la sua pienezza. Scomèèparsa è invece la Cappella di S. Elena del ritrovamento della Vera Croce forse interrata nella zona sottostante ove è la scarpata franosa.
L'edicola del S. Sepolcro (15) è il fulcro devozionale del complesso. L'interno è composto da un vestibolo absidato con la Maddalena e S. Elena da cui si accede alla camera sepolcrale con presente il cadavere di Cristo, mentre un affresco in parete ne illustra la deposizione. Dal 4OO si ebbe una ripresa dell'imitazione del modello gerosolemitano, ma questa di S. Vivaldo è una delle più complesse e fedeli, resa ancora più preziosa dalla scomparsa di quello originale a seguito di modifiche nel 1555 e poi per l'incendio del 1808 che portò ad una quasi totale ricostruzione.
All'esterno si presenta con una forma a ferro di cavallo (con archetti su dieci colonnine di ordine ionico e sovrastante elaborata trabeazione in cotto) raccordata con un vano quadrato. Al centro del tetto della rotonda anche qui a S. Vivaldo era una lanterna esagonale con colonnine binate di cui sono state rinvenute tracce nei restauri compiuti nel 1976.
Poco distante al lato del Sepolcro è la cappella del NOLI ME TANGERE in corrispondenza dello stesso luogo gerosolemitano in cui Cristo (metà statua è stata trafugata di recente) apparve alla Maddalena. Di fronte la cappella del CARCERE DI CRISTO (17), rettangolare con piccola abside, contenente una terracotta proveniente da altri "loci" perduti; questa infatti nel progetto originario era la Cappella Resurrectionis dove Cristo apparve alla Madre ed al cui centro era il luogo in cui la riscoperta Vera Croce da parte della Regina Elena compì un tale miracolo (così è a Gerusalemme e fra l'altro vi si conservava un frammento della croce e parte della colonna della flagellazione).
Ritornando verso il convento lungo la strada in discesa si incontra la CAPPELLA DI S. GIACOMO (18) in cui, per processo di contaminazione (fra il Maggiore, decapitato e sepolto a Compostela ed il Minore vescovo di Gerusalemme), mentre la scritta sulla veste indica il secondo, gli attributi, bastone e conchiglia, indicano il primo; del resto la festa di S. Giacomo Minore cadeva in un giorno sempre molto importante per S. Vivaldo: il 1 maggio.
Si giunge quindi alla casa di Caifa con gli episodi di Gesù davanti al Sinedrio che si proclama Messia (per reazione Caifa si strappa le vesti) e nella scarsella Cristo oltraggiato; sull'altra parete è ricordato esservi stato un piccolo sacello con la prigione in cui fu custodito Cristo quella notte.
Riprendendo il percorso che conduce verso la strada provinciale, uscendo da "Gerusalemme" rimane sulla destra la Valle di Giosafat (20), luogo dove avverrà il Giudizio Universale ed in cui erano molti altri luoghi ora scomparsi per la franosità del terreno. In fronte sull'altro lato della Valle è il Monte degli Ulivi con la CAPPELLA DELL'ASCENSIONE (21). Questa riprende la forma ottagonale dell'edicola di Gerusalemme che circondava il luogo delle Impronte dell'Ascensione; all'esterno sono paraste angolari con capitelli tuscanici e archi a tutto sesto in una sorta di trasposizione nel linguaggio antico e classico di quella che era stata la riedificazione crociata; all'interno la reliquia dell'impronta e il gruppo plastico.
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