 | |  |  |  |  | La "Gerusalemme" di San Vivaldo |  |
| Il sacro monte: la chiesa |
Tutto il complesso era anticamente chiuso da un muro che ne faceva un luogo di clausura per difendersi anche dalle inopportune e fanatiche visite di molti pellegrini. Ma l'aspetto boschivo attuale al suo interno è frutto dell'incuria del tempo; prima il complesso si doveva presentare come una vera e propria cittą. Vicino alla strada provinciale è il Monte degli Ulivi; al di lą della Valle di Giosafat (borro dei frati) la cittą santa, con il Monte Sion all'estremitą prossima al convento e in alto sulla destra il Calvario. Diversi "loci" originali e cappelle sono andati distrutti, ma il nucleo essenziale di 17 cappelle si è conservato.
La chiesa (1), secondo la pił tipica tipologia francescana, è separata dal complesso delle cappelle ed è preceduta da un loggiato sulla destra del quale, in corrispondenza della cappella di S. Vivaldo, in una incorniciatura robbiana si vedono le figure in terracotta dipinta di S.Antonio abate (quale santo eremita per eccellenza), S. Lino papa, patrono di Volterra, S. Rocco (protettore dalla peste e nel 1504 nella zona era corsa paura di peste). Le piccole aperture in basso ai lati dell'altare potrebbero alludere ad un primitivo circuito di visita al luogo-reliquia di S. Vivaldo. La Cappella dei Caduti, ora con un Giudizio settecentesco, era dedicata a S. Caterina d'Alessandria, la vergine sapiente che testimoniņ l'umanitą di Cristo e dal cui santuario sul monte Sinai iniziava in genere il pellegrinaggio oltremare.
Entrando la prima cappella è quella di S. Vivaldo; vi si conservano reliquie in un urna quattrocentesca e il corpo riportato in loco dai Montaionesi nel 19O6 quando fu ufficialmente riconosciuto il culto.
Sopra l'altare il Presepe, bella ceramica invetriata attribuita a Benedetto Buglioni (1459/1521); in primo piano anche S. Caterina e S. Vivaldo quali esempi di contemplazione sapienziale e mistica. Nella predella: stemma Ghettini, S. Gerolamo, Cristo dei dolori, S. Francesco. Alla parete di destra una pala di Raffaellino del Garbo con La Vergine, S. Gerolamo, S.G. Battista, S. Francesco e S. Vivaldo. La robbiana in antico stava nel primitivo oratorio a cui si accede proseguendo sulla destra (ridotto alle forme attuali nel 1926 in occasione del centenario della canonizzazione di S. Francesco, "Alter Cristus"), sul fronte opposto della Pietą, altra pregevole terracotta dipinta: nascita e morte, i due estremi dell'umanitą di Cristo.
Il S. Sebastiano in terracotta (sec. XVII) era prima collocato sopra la nicchia dell'altare di sinistra. Anche se con opere pił tarde tutta la decorazione della chiesa sviluppa il tema francescano; questo infatti era dedicato a S. Margherita da Cortona, mistica terziaria francescana innamorata della Passione.
La lapide sepolcrale Bardi ora nella parete di destra è del 158O. Il presbiterio e l'altar maggiore furono rifatti in marmo nel 1751. Nello stesso anno fu decorata la cupola con l'Apoteosi dell'ordine francescano; nella parete di destra S. Chiara che con il sacramento mette in fuga i saraceni dal santuario di S. Damiano, al soldo dello scomunicato imperatore Federico II; a sinistra S. Bonaventura comunicato da un angelo (il frate compilatore della Legenda francescana). Nel 1763 fu rifatto il tetto del coro (colomba robbiana nel centro) e stuccata la volta; sopra il coro con stalli in noce è un prezioso organo del 1739 per finanziare il quale fu venduto il pił grande cipresso che era nel bosco. Nella Sacrestia, a cui si accede dalla porta a sinistra dell'altare, è un grande banco in legno del 1617.
Al lato della chiesa è il chiostro grande con archi ora murati; da questo si accede al bel refettorio con stemma robbiano. Il convento è stato sede del Seminario francescano fino all'ultima guerra. Dopo le soppressioni napoleoniche fu restituito ai frati nel 1815; di nuovo soppresso nel 1866, fu riacquistato da benefattori e donato di nuovo ai frati. In fondo all'orto del convento si vede il lavatoio , da restaurare, in cui nell'arco centrale di fondo alla bella edicola era una grande terracotta con Cristo e la Samaritana venduta ai primi del 9OO e ora al Museo di Cleveland, USA.
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